Rivoluzione copernicana.

Commento a Mc 2, 23-28

1. Ingresso.

Mettiti alla presenza del Signore. Cerca la calma. Fa’ un lento segno di croce. Chiedi allo Spirito la pace interiore, la libertà di cuore e la capacità di accogliere i suoi doni.

2. Leggere e gustare

Di sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: " Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?". Ed egli rispose loro: " Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!". E diceva loro: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato". (Mc 2, 23-28)

Leggi il brano con grande attenzione cercando di comprendere «che cosa dice». Presta ascolto a quali parole o versetti ti suscitano reazioni interiori significative e soffermati gustandone il sapore, buono o cattivo che sia. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meglio comprendere il testo.

Note per la comprensione del brano.

La penultima controversia con i farisei vede ancora Gesù difendere i discepoli dalle accuse rivolte loro. La contestazione, stavolta, riguarda il rispetto del sabato e del divieto collegato di svolgere una serie di lavori.

La questione pare sproporzionata rispetto alla effettiva portata del gesto dei discepoli che, banalmente, si limitano a raccogliere qualche spiga, evidentemente sotto la spinta della fame.

Peraltro, raccogliere spighe di sabato doveva essere permesso a patto di farlo solo con le mani (cfr. Dt 23, 26) ma agli occhi dei farisei era invece considerato proibito, probabilmente perché assimilato all’atto della mietitura vera e propria.

La loro comparsa improvvisa e sorprendente nel campo in cui i discepoli camminano, ha il sapore dell’imboscata.

Gesù, come nella controversia precedente, risponde alla loro contestazione con una contro-domanda, pescando dal patrimonio della narrazione biblica e ricordando come anche Davide, per la fame dei suoi uomini e sua, violò nel santuario di Nob il comandamento riguardante i pani dell’offerta (1), mangiandone nonostante il divieto.

L’elemento forte della risposta, in realtà, è il parallelo che così Gesù stabilisce tra sé e Davide: «se l’ha fatto lui, perché non potrei farlo io?».

Se il re si era preso la libertà di interpretare la legge dei pani, a maggior ragione «il Figlio dell’uomo» ha l’autorità di interpretare autorevolmente la legge del sabato.

L’intento di Gesù non è affatto cancellare la Legge, poiché la sua affermazione a riguardo - «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!» - ha l’obiettivo di richiamarne lo spirito fondamentale, facendone emergere il valore decisivo.

La sua, peraltro, non è un’affermazione particolarmente originale, anzi, qualsiasi rabbino sufficientemente liberale l’avrebbe tranquillamente sottoscritta. Ma il tutto acquista un valore particolare se letto nella prospettiva dell’ultima affermazione che Gesù fa.

La controversia, infatti, si conclude con una tesi coraggiosa circa la signoria del Cristo: al di sopra del sabato c’è il Figlio dell’uomo, cioè Gesù stesso.

È un cambiamento di prospettiva davvero rivoluzionario e certamente disorientante per i discepoli e per ogni altro fedele. La vita del credente sta anzitutto dentro la relazione con Gesù e non sotto l’autorità della Legge.

Quest’ultima non viene cancellata, ma osservarla acquista senso nella misura in cui la si comprende a partire dalla parola e dalla persona di Cristo e solo se è espressione diretta del legame con quest’ultimo.

La fede, da sottomissione a una legislazione, diviene cammino dentro una relazione.


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3. Ascoltare e Confidare

Interroga il testo cercando di coglierne il messaggio essenziale (cosa rivela di Dio, dell’uomo, del mondo, dei valori fondamentali?). Colto il messaggio, applicalo alla tua vita. Che cosa ti dice il testo? Dialoga con il Signore confidandogli quel che ti è sorto nel cuore. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meditare il brano.

Spunti per la riflessione sul testo.

L’affermazione di Gesù circa il sabato e il suo significato ha il sapore di una rivoluzione copernicana.

Nel suo annuncio non c’è un Dio messo al centro del mondo con l’umanità a ruotarci attorno, ma esattamente il contrario.

Il Dio da servire e accontentare con sacrifici e con il rispetto impeccabile della Sua giurisprudenza, lascia il posto a un Padre che si pone amorevolmente a servizio dell’umanità, mettendo a disposizione tutta la propria sapienza e la propria forza in piena gratuità.

Il Vangelo non insegna come far contento Dio. È invece l’impegno che Dio si prende con l’umanità per farla beata.

Ogni insegnamento, ogni comandamento deve essere interpretato da questa prospettiva.

Non amo il prossimo per accontentare Dio e guadagnare il Paradiso. Lo amo perché amarlo è far della vita una beatitudine e l’eternità non sarà che una conseguenza.

Non vivo la sobrietà perché Dio ce l’ha coi ricchi. La scelgo perché il distacco dai beni fa dell’esistenza un cammino di libertà e l’eternità verrà da sé.

Per questo con i Suoi comandamenti si può dialogare, discutere, questionare, perfino litigare. Perché sono parole d’amore e sono spazio di libertà.

Così, nel dialogo, ciascuno trova la sua strada dentro la grande Parola di bene e di beatitudine - il Vangelo - che Dio pronuncia ad ogni uomo e ad ogni donna. Il discernimento cristiano è proprio questo. 

Gesù chiama a credere al Vangelo come parola d’amore, di libertà, di beatitudine e avviare con Lui una profonda e intensa relazione di affetto e di dialogo, dentro cui costruire il cammino della beatitudine.

E Dio è beato quando siamo beati noi.

4. Congedo

Sospendi le parole, rallenta i pensieri, cambia fisicamente posizione. Recita lentamente il Padre nostro, traccia un consapevole segno di croce e sosta qualche istante.

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1 Si trattava di dodici pani che venivano lasciati permanentemente davanti all’altare di Dio, in segno di perenne alleanza. Ogni settimana venivano rinnovati con dei pani nuovi e i vecchi potevano essere consumati solo dai sacerdoti.


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