Dite Padre

Commento a Lc 11, 1-4

Oggi posso offrirti solo un breve commento. Comunque buona lettura e buona preghiera.


Il Signore Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione». (Luca 11, 1-4)


Una sola preghiera, fatta di una manciata di parole.

Poche idee semplici, nessun concetto barocco.

Giusto le cose essenziali all’esistenza: il necessario per vivere, le relazioni, l’esperienza della fragilità e quella della nostra libertà strattonata tra il bene e il male.

Una sola invocazione di fondo: avvenga il tuo esserci Padre e ognuno ne sia beneficato.

Breve come un sospiro, primordiale come un gemito. Lo stretto indispensabile, senza concessioni a ricami verbosi.

D’altronde non si è ascoltati dal Padre per la quantità di parole che si spende e non si è graditi a Lui per la preziosità delle espressioni.

Si è ascoltati sempre, tutti, buoni e cattivi.

E il Padre, come una Madre, sa ciò che attraversa il nostro cuore prima ancora che noi stessi siamo in grado di riconoscerlo.

Perciò, una preghiera di sostanza, più che di forma.

Così concisa da somigliare a un cenno del capo, a una parola a mezza bocca o a un’occhiata di intesa.

Umana, concreta, aggrappata alla vita, come le innumerevoli voci di uomini, donne, bambini e anziani che ogni giorno si levano cercando un senso, un pane, una relazione buona, un bene condiviso.

Così la preghiera di Cristo. E non potrebbe essere altrimenti.

Lui, umano come ognuno, perché chiunque possa far sue quelle parole o perché almeno, anche solo per un momento, vi senta risuonare il proprio grido.