Procedere per tentativi

Commento a Lc 11, 29-32

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1. Ingresso.

Mettiti alla presenza del Signore. Cerca la calma. Fa’ un lento segno di croce. Chiedi allo Spirito la pace interiore, la libertà di cuore e la capacità di accogliere i suoi doni.

2. Leggere e gustare

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». (Lc 11, 29-32)

Leggi il brano con grande attenzione cercando di comprendere «che cosa dice». Presta ascolto a quali parole o versetti ti suscitano reazioni interiori significative e soffermati gustandone il sapore, buono o cattivo che sia. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meglio comprendere il testo.

Note per la comprensione del brano.

Gli avevano chiesto un segno dal cielo mentre era impegnato a liberare un muto dal male che lo affliggeva.

«È per mezzo di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni» (Lc 11, 15), avevano detto di Lui. Non era sufficiente la liberazione del malato. Ai loro occhi increduli il prodigio pareva ambiguo.

Ci voleva di più, non poteva bastare. Occorreva metterlo alla prova. Si poteva credere sulla base di un indizio così fragile? Mille cose possono nascondersi dietro una guarigione. Perfino il demonio.

Serve una garanzia, bisogna metterlo alla prova perché la sua bontà sia certificata. Un «segno dal cielo» è quel che ci vuole. Limpido e univoco, che non lasci dubbi e non conceda spazio ai malintesi.

Per questi, però, nessun segno. D’altronde, per l’incredulo nulla è segno davvero. È la fede, infatti, che riconosce i fatti come segni. Non sono certo i prodigi a donare lo sguardo della fede. 

Eppure anche a loro sarà data l’unica cosa davvero necessaria alla fede. Anche loro, increduli, testardi e malvagi avranno il «segno di Giona».

Giona è la voce che chiama alla conversione e che annuncia la possibilità del cambiamento. Ma è anche immagine del credente salvato dalla morte, quello che va incontro alla resurrezione pur attraversando l’abisso.

Giona è, alla fine, voce della compassione di Dio e, per tutto il suo viaggio, oggetto e destinatario di quella stessa compassione.

Non è difficile riconoscervi il Cristo nel suo impegno ad annunciare il Vangelo e nel suo destino di morte e resurrezione. Quasi che Gesù indichi chiaramente che il vero, unico e definitivo segno dal cielo è Lui con la sua esistenza, le sue parole e le sue opere.

Non sarà dato altro perché altro non serve.

Come Giona costrinse i niniviti a prendere posizione, scegliendo se cambiare vita o meno, allo stesso modo la presenza di Gesù é occasione di decisione e chiamata alla responsabilità. Basta questo per muovere e per muoversi.

Se la regina di Saba si mosse per conoscere la scienza di Salomone, non è accettabile l’immobilismo di chi, davanti a sé ha ben di più della sapienza del saggio re di Israele.

3. Ascoltare e Confidare

Interroga il testo cercando di coglierne il messaggio essenziale (cosa rivela di Dio, dell’uomo, del mondo, dei valori fondamentali?). Colto il messaggio, applicalo alla tua vita. Che cosa ti dice il testo? Dialoga con il Signore confidandogli quel che ti è sorto nel cuore. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meditare il brano.

Spunti per la riflessione sul testo.

La vita cristiana è - anche - un tentativo.

Ogni giorno ci si assume il rischio di prendere una strada che sia la più prossima possibile a quella percorsa da Gesù.

Vi sono indizi per riconoscerla e compagni di strada con cui confrontarsi, ma nulla che tolga la responsabilità di ciascuno nel dire in prima persona: questa è la via.

A volte ci si prende, altre no.

Si procede per approssimazione, o se vi piace di più, per continua conversione, che non è altro che la costante ricerca delle tracce evangeliche da seguire.

Ma la vita è complessa e nel reticolo di snodi, di deviazioni obbligate e di strade interrotte di cui è fatta, ci si ingarbuglia un giorno sì e l’altro pure.

Ci vorrebbe un segno. Chiaro e inequivocabile. Che sbrogli la matassa e non lasci margini al dubbio.

Ma forse, il vero Segno, è proprio quello spazio di discrezione che ci è offerto.

Chi ama fa spazio alla vita dell’altro e quel che ci pare un vuoto lasciato alla nostra libertà è forse il segno più tangibile dell’amore che il Padre della Vita ha per ciascuno di noi.

4. Congedo

Sospendi le parole, rallenta i pensieri, cambia fisicamente posizione. Recita lentamente il Padre nostro, traccia un consapevole segno di croce e sosta qualche istante.