Riflesso incondizionato.

Commento a Mc 8, 22-26

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1. Ingresso.

Mettiti alla presenza del Signore. Cerca la calma. Fa’ un lento segno di croce. Chiedi allo Spirito la pace interiore, la libertà di cuore e la capacità di accogliere i suoi doni.

2. Leggere e gustare

Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio». (Mc 8, 22-26)

Leggi il brano con grande attenzione cercando di comprendere «che cosa dice». Presta ascolto a quali parole o versetti ti suscitano reazioni interiori significative e soffermati gustandone il sapore, buono o cattivo che sia. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meglio comprendere il testo.

Note per la comprensione del brano.

Nella traversata fatta per arrivare a Betsaida, tra Gesù e i discepoli c’era stato un forte momento di incomprensione dal quale era nato un secco e severo rimprovero: «Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?». I discepoli erano apparsi ciechi e sordi all’insegnamento del Maestro.

Con la sordità intesa in senso fisico Gesù aveva già avuto a che fare in Mc 7, 31-37, quando aveva sciolto la lingua e aperto le orecchie a un sordo muto. Ora si trova di fronte un cieco.

Il parallelo con la guarigione del sordomuto è molto forte. Il fatto che venga condotto a Gesù da altri, che la guarigione avvenga in solitudine, l’uso della saliva e delle mani, la difficoltà nell’avere successo sono tutti elementi comuni.

Considerata la sordità e la cecità di cuore dei discepoli, è difficile non vedere in queste due guarigioni un forte carattere simbolico: come Gesù libera i due malati da chiusure del corpo, così libererà i discepoli dalle loro cecità e sordità spirituali.

Il cieco viene portato fuori dal villaggio, lontano dalla sua situazione di vita, dal luogo in cui andava a elemosinare. La guarigione non comporta il semplice recupero della vista, ma il mutamento radicale del «luogo di vita» e della condizione esistenziale di quest’uomo.

L’invito a tornare a casa senza ripassare dal villaggio suona come evidenza del cambiamento: non deve tornare sui suoi passi e non dovrà riprendere la vita di prima.

Che la guarigione abbia una portata simbolica ce lo conferma anche il fatto che l’evangelista parli di un ritrovamento della «visione» più che del senso della vista, a intendere il coinvolgimento della dimensione interiore.

Inoltre, la difficoltà a ottenere la guarigione, la necessità di un duplice intervento di Gesù e infine quella strana affermazione del malato circa gli alberi che camminano danno l’idea non di un recupero immediato ma di un percorso di guarigione.

Marco sembra anticipare nel cieco guarito il cammino che faranno i discepoli. Come al cieco Gesù gradualmente ridona la vista, così con i discepoli non smetterà di impegnarsi affinché si aprano loro gli occhi della fede.

Anche in loro accadrà uno stravolgimento nel modo di affrontare la vita, di fissare le priorità, di comprendere il senso delle cose. Anche loro cambieranno radicalmente «luogo di vita» quando lo Spirito darà loro la «visione» che non riuscivano a cogliere.

3. Ascoltare e Confidare

Interroga il testo cercando di coglierne il messaggio essenziale (cosa rivela di Dio, dell’uomo, del mondo, dei valori fondamentali?). Colto il messaggio, applicalo alla tua vita. Che cosa ti dice il testo? Dialoga con il Signore confidandogli quel che ti è sorto nel cuore. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meditare il brano.

Spunti per la riflessione sul testo.

Gli portano un malato e Lui lo guarisce.

Vero che il miracolo avviene in due passaggi, ma ciò non toglie nulla all’estrema essenzialità del gesto.

Colpisce l’immediatezza della reazione di Gesù. Soprattutto se confrontata con la resistenza che ha opposto ai farisei che chiedevano un segno in Mc 8, 11-13.

Il tema della fede del malato non viene minimamente toccato. Sullo sfondo c’è forse quella di chi l’ha condotto, ma, appunto, sullo sfondo.

C’è un bene che viene fatto rapidamente, gratuitamente, liberamente. Senza fare questioni, senza porre condizioni, senza stabilire vincoli di alcun genere.

È Gesù che mostra il volto del Padre. È il Bene che non chiede credenziali e non si vende al migliore offerente, ma prima salva e poi, al massimo, ci pensa. E se c’è una prezzo, lo paga volentieri Lui.

In alternativa c’è il Dio che ama chi se lo merita, il Signore che benefica solo chi lo gratifica e lo riconosce. Ma non è così il Padre di Gesù e Padre nostro.

Dirsi suoi figli vuol dire praticare la sua stessa legge e fare del salvare i deboli e i poveri un riflesso quasi spontaneo e incondizionato.

Che a voler bene solo a chi se lo merita o a salvare solo chi dà garanzie, alla fine, son capaci tutti.

4. Congedo

Sospendi le parole, rallenta i pensieri, cambia fisicamente posizione. Recita lentamente il Padre nostro, traccia un consapevole segno di croce e sosta qualche istante.

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