Un velo

Commento a Gv 10, 1-10

1. Ingresso.

Mettiti alla presenza del Signore. Cerca la calma. Fa’ un lento segno di croce. Chiedi allo Spirito la pace interiore, la libertà di cuore e la capacità di accogliere i suoi doni.

2. Leggere e gustare

Disse Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita a l'abbiano in abbondanza». (Gv 10, 1-10)

Leggi il brano con grande attenzione cercando di comprendere «che cosa dice». Presta ascolto a quali parole o versetti ti suscitano reazioni interiori significative e soffermati gustandone il sapore, buono o cattivo che sia. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meglio comprendere il testo.

Note per la comprensione del brano.

 Ci troviamo nell’ultimo grande discorso pubblico di Gesù nel vangelo di Giovanni. Gli interlocutori a cui rivolge queste parole sembrano essere i farisei, per continuità con la conclusione dell’episodio precedente, quello della guarigione del cieco.

Al centro di questa prima parte del discorso ci sono due immagini famose che Gesù applica a se stesso: il pastore e la porta, entrambi in rapporto con il gregge delle pecore e in contrapposizione con altri personaggi che rappresentano la controparte negativa.

Il pastore vero viene identificato in antitesi a chi non lo è davvero e a distinguere tra i due sta la modalità di accesso al recinto delle pecore: il proprietario del gregge ha diritto e autorità per accedere al recinto, mentre l’altro per entrarvi deve commettere un illecito dimostrando così di essere un ladro e un soggetto pericoloso.

L’immagine ben rappresenta lo scontro avvenuto poco prima tra Gesù e le autorità religiose, attorno al tema su chi abbia il diritto alla missione di occuparsi del popolo di Dio.

La legittimità del pastore è esplicitata dallo speciale rapporto di conoscenza, confidenza, fiducia e cura che lo lega al gregge. È in virtù di questo legame che le pecore si affidano serenamente al pastore e rifiutano di seguire l’estraneo usurpatore, del quale non riconoscono la voce.

Lo sfondo rurale e anticotestamentario rendono facilmente decodificabili le immagini al lettore, permettendo di intuire immediatamente chi sia il vero pastore, chi siano gli usurpatori e chi sia il gregge (Gesù, autorità religiose, popolo).

Giovanni, però, sottolinea l’incomprensione degli astanti, i quali non sono evidentemente messi in crisi dalla complessità delle immagini o del discorso, bensì dalla propria indisponibilità a riconoscere la vera identità di Gesù.

La loro resistenza dà comunque la possibilità al discorso di specificarsi.

La seconda immagine utilizzata - la porta - è letteralmente una assurdità: Gesù non è una porta e non può ovviamente esserlo. Giovanni opera per slittamento di significati: come la porta è figura di apertura che fa entrare ed uscire, così Gesù è l’unico attraverso cui si può accedere al popolo di Dio e il rapporto con lui è l’unico modo per diventarne membro.

Altri che si arrogano un simile ruolo sono solo degli ingannatori a cui non sta a cuore il destino del gregge e, soprattutto, che non sono in grado di garantire la vera salvezza.

Il passaggio successivo e conclusivo è infatti questo: Gesù è la porta attraverso la quale accedere alla salvezza, al dono della vita in pienezza, simboleggiato dal pascolo.

Il dono presente della vita abbondante è il cuore e lo scopo della missione di Gesù.

3. Ascoltare e Confidare

Interroga il testo cercando di coglierne il messaggio essenziale (cosa rivela di Dio, dell’uomo, del mondo, dei valori fondamentali?). Colto il messaggio, applicalo alla tua vita. Che cosa ti dice il testo? Dialoga con il Signore confidandogli quel che ti è sorto nel cuore. Se ti sono d’aiuto, utilizza gli spunti seguenti per meditare il brano.

Spunti per la riflessione sul testo.

Che cos’è, alla fine, questo legame di cui Tu ci parli?

Sembra Tu non riesca a non dire se non per immagini.
Anzi, sembra che Tu non voglia.

Pennelli, sfumi.
Tratteggi appena come a lasciare di proposito i contorni morbidi e accennati.

Conoscere e chiamare.
Riconoscere e seguire.

Nulla più che suggestioni che non scoprano troppo né troppo definiscano.

Cosa c’è sotto il velo di quelle parole e di quelle immagini?

Si intuisce, certo, il profumo dell’amore, la fragranza dell’amicizia intima e profonda.

Ma come sarà amarTi?
Cosa sarà lasciarsi amare da Te?

Il velo non si alza.
Quasi che non si possa dire più di così.

Come a difendere quel legame da ogni tentativo di imprigionamento in formule rigide che finirebbero per soffocarlo.

Per lasciargli la libertà di adattarsi, prendere sembianze, colori e odori imprevedibili e inimmaginabili.

Perché sia il più universale e personale possibile.

La Vita deve scorrere in quel legame.
La Vita creatrice e creativa che forma e si forma nel dialogo amoroso.
Né prima, né senza di esso.

È una grazia allora il velo delle parole che lo proteggono e lo preservano da chi volentieri lo vivisezionerebbe.
Per la pretesa arrogante di sottometterlo subito a qualche giurisprudenza, a qualche economia o a qualche matematica.

In questo Tuo pudore che libera, c’è il primo dono del Tuo amore offerto a chiunque desidera accoglierlo. Così come potrà e vorrà farlo.

4. Congedo

Sospendi le parole, rallenta i pensieri, cambia fisicamente posizione.Recita lentamente il Padre nostro, traccia un consapevole segno di croce e sosta qualche istante.